Che lingua “parla” il cane?

di: Chiara Di Bene

 

 

Nella lingua latina, da cui derivano quasi tutte le nostre parole, commūnĭco significa “mettere in comune (qualcosa), accomunare, far partecipe, condividere…”.

Per quanto riguarda l’ambito del linguaggio, ciò che si condivide è un messaggio e i soggetti attivi in questa condivisione sono l’emittente ed il ricevente (gli interlocutori); bisogna però specificare che, al fine di condividere efficacemente un messaggio, è indispensabile che gli interlocutori utilizzino gli stessi moduli comunicativi, la stessa lingua. Proprio la mancanza di quest’ultima caratteristica della comunicazione crea spesso e volentieri problemi quotidiani alla coppia cane-uomo.

Quello che mi ha sempre affascinato nel rapporto tra cani e umani è la comune consapevolezza che i primi riescono ad interpretare, più o meno giustamente, i nostri messaggi e a loro volta riescono a trasmetterne in modo corretto molti altri (quante volte si sente dire, riferendosi al cane, «gli manca solo la parola»); gli umani, invece, spesso sono consapevolmente frustrati da una palese impotenza di fronte ad un cane che non obbedisce o che, come si dice, «non capisce»! Naturalmente queste incomprensioni sono inevitabili qualora il proprietario di un cane non utilizzi in modo corretto e coerente i modelli di comunicazione; l’esempio più frequente si vede quando qualcuno cerca di acchiappare il suo cane andandogli in contro, mentre grida per sfogare la propria frustrazione nel non riuscire a prenderlo, spesso anche parlando al cane usando svariate argomentazioni che dovrebbero convincerlo ad obbedire e che invece lui concepisce come suoni strani che (giustamente) lo confondono.

Konrad Lorenz , riguardo questo argomento, scrive “…l’enorme sensibilità di certi animali che colgono movimenti espressivi quasi impercettibili…è una cosa veramente straordinaria, e non è quindi strano che l’osservatore ingenuo, portato ad antropomorfizzare, creda che una creatura, capace «perfino» di indovinare dei pensieri così intimi e inespressi, debba «a maggior ragione» comprendere ogni vera e propria parola pronunciata dal suo padrone. A questo proposito si dimentica però che negli animali sociali la capacità di comprendere i più lievi movimenti espressivi è così enormemente sviluppata proprio perché essi non comprendono la parola, proprio perché non sono in grado di parlare”.

 

Quindi, di fronte all’impossibilità di insegnare al cane a parlare, è necessario conoscere quali e quanti sono i suoi canali comunicativi al fine non solo di emettere in modo giusto un messaggio per lui, ma anche di riceverlo altrettanto correttamente da lui. In questo modo si riesce veramente a condividere un messaggio (vd. sopra: commūnĭco significa “mettere in comune qualcosa) che sarà fondamentale nel costruire un bel rapporto tra cane ed essere umano.

 

È importante considerare che conoscere il linguaggio canino non ha il solo scopo di creare un particolare feeling tra cane e proprietario, ma permette anche a quest’ultimo di rispettare la natura animale del primo: moltissime persone si vergognano se il loro cane annusa le parti intime di altri suoi simili e ancor di più se il gesto della monta avviene tra due maschi…ho visto cani essere sgridati per questi atteggiamenti ed essere additati come omosessuali perché si tende ad interpretare certi comportamenti associandoli (erroneamente) a quelli umani.

Sono fermamente convinta che se vogliamo che il nostro amico quadrupede rispetti le regole del mondo umano (per quanto possibile) allora anche noi dobbiamo rispettare quelle del mondo animale (per quanto possibile!) ed evitare che l’antropomorfizzazione prenda il sopravvento nella nostra mente; ci vuole cioè una sorta di rispetto nei confronti della natura, che la nostra specie ha perso quasi completamente, e la quotidianità con i nostri fedeli amici dimostra a volte che questo rispetto è stato addirittura totalmente stravolto: mi riferisco a cani che fanno il bagno ogni settimana, che hanno dei vestiti, che vengono fatti accoppiare per dare alla femmina la “gioia della maternità” (un sentimento non proprio animale!!!), che vengono messi in giardino come status symbol o nei capannoni industriali come inutile spauracchio per i ladri etc.

I problemi che possono derivare da una errata comunicazione uomo-cane causano confusione tra i due e portano a situazioni di forte stress per entrambi. È quindi fondamentale che chiunque voglia vivere con un animale, qualunque esso sia, possa comunicare correttamente con lui al fine di evitare conflitti e di costruire una armoniosa convivenza.

 

 

I modi usati dal cane che emette una informazione sono tre e vengono utilizzati sia singolarmente sia simultaneamente, a seconda del momento e del tipo di messaggio:

 

1. la comunicazione chimica

2. la comunicazione meccanica

3. la comunicazione vocale.

 

I messaggi che si possono trasmettere sono molti, precisi ed inequivocabili se utilizzati nella comunicazione intraspecifica. Se invece la comunicazione è interspecifica, in particolare se rivolta all’essere umano, molti messaggi non saranno di facile lettura ed alcuni rimarranno incomprensibili; mi riferisco in particolare alla comunicazione chimica che per noi risulta praticamente indecifrabile, a causa del nostro olfatto non sufficientemente sviluppato.

 

1. La comunicazione chimica

 

La comunicazione chimica tra cani avviene per mezzo dei feromoni che vengono percepiti dagli altri grazie all’efficienza delle canne nasali.

Nella vita di tutti i giorni è possibile osservare con grande frequenza questo tipo di comunicazione, a dimostrazione della sua importanza.

Quando due cani si incontrano, per esempio, prima o poi si annusano vicendevolmente la regione anale: in quella zona sono presenti ghiandole perianali che rilasciano particolari feromoni; riguardo questo, sia Pageat che Fogle ribadiscono che le ghiandole perianali sono determinanti nella comunicazione della propria situazione sessuale e nell’affermazione del proprio status gerarchico.

Allo stesso modo, capita spesso di vedere cani che si annusano il muso; anche in questa zona, infatti, sono presenti ghiandole secernenti feromoni ricchi di informazioni riguardanti il proprio status.

Anche quando è solo, un cane può comunque emettere messaggi chimici destinati agli altri che transiteranno in quella zona: i feromoni in questo caso sono veicolati dall’urina e dalle feci, che fungono da “mezzo di trasporto”. Per ottimizzare il messaggio l’urina spesso viene depositata “a portata di tartufo”, cioè su superfici verticali. Molti cani però sentono la necessità di diffondere ulteriormente i propri odori e con gli arti posteriori raspano la terra sulla quale hanno appena fatto il marcaggio (urina o feci) per espandere l’area interessata e per rilasciare, tramite le ghiandole podali, altri feromoni; questo atteggiamento e tipico, per esempio,di cani che vogliano difendere il proprio territorio.

Sapere che la comunicazione chimica tra cani esiste e ha determinati modi avvenire ci consente di lasciare che i cani comunichino in modo corretto ed esauriente tra loro.

 

2. La comunicazione meccanica

 

Il cane che vuole emettere un messaggio utilizza quasi sempre il linguaggio del corpo; questo accade nella comunicazione intraspecifica e in quella interspecifica con la stessa frequenza. Infatti, il cane, durante la fase di transizione, ha acquisito l’essenza della sua natura sociale e sessuale e capisce che noi umani siamo una specie diversa dalla sua; tuttavia, gli strumenti che utilizza per trasmetterci un messaggio non sono diversi da quelli usati con altri cani ed è compito nostro tradurre le sue posture corporali per poterlo capire e rispondergli nel modo migliore.

La coda, i denti e il muso, le orecchie e gli occhi sono strumenti fondamentali per il ‘cane emittente’ e saper interpretare correttamente le sue posture è fondamentale per convivere serenamente.

Quando per esempio un cane di fronte a noi ringhia, sta emettendo un messaggio di minaccia ma ci sono dei particolari che possono fare la differenza: conoscerli, saperli individuare (anche se la situazione ci mette a disagio!) è di grande importanza per noi e per il cane. Se un cane ci mostra i denti, ha le orecchie erette, la fronte corrugata e la coda alta ci sta chiaramente esprimendo la sua intenzione dominante e la sua minaccia attiva; se però ci mostra i denti e le sue orecchie sono tirate indietro, il collo è leggermente inclinato verso il basso e la coda è bassa o tra le gambe, allora il cane esprime una minaccia difensiva. L’errore più comune da parte dell’uomo è focalizzare l’attenzione sul ringhio e sui denti del cane, ma in realtà questa è solo una parte del messaggio: il ‘cane emittente’ dà lo stesso grado di importanza ad ogni sua parte del corpo (posizione delle orecchie, delle labbra, della coda etc.) e noi dobbiamo saper fare lo stesso per recepire il messaggio correttamente e agire di conseguenza.

La comunicazione è finalizzata alla sopravvivenza; infatti, i cani utilizzano quelli che Turid Rugaas ha battezzato i “segnali calmanti”: «…i cani usano questi segnali sia per calmare se stessi quando si sentono stressati o a disagio sia per indurre l’altro a sentirsi più sicuro e a capire la buona volontà che questi segnali esprimono. In definitiva, il cane usa i segnali per fare amicizia e star bene con se stesso, con gli altri cani e con gli umani.»3.

Questi segnali, alcuni dei quali facilmente riproducibili anche da noi (sbadigliare, girare la testa etc.), dovrebbero essere conosciuti soprattutto dai proprietari di cani, ma anche da chi non ne ha e vuole avvicinarsi a quelli degli altri.

Questa attenzione nei confronti del cane non è da vedersi solo come un aiuto per l’essere umano, che interpretando questi segnali può capire le intenzioni del suo amico peloso, ma anche come un segno di rispettosità della natura animale del cane: si deve poterlo mettere a suo agio utilizzando una comunicazione che lui conosce, e non pretendere che legga nel pensiero o sul nostro volto le nostre buone intenzioni. Come ho scritto nell’introduzione, cane e uomo devono rispettarsi vicendevolmente venendosi incontro…chiaramente il primo passo spetta a noi!!!

 

3- La comunicazione vocale

 

L’importanza della comunicazione attraverso la “voce” del cane è davvero importante…quanti cani hanno invano cercato di comunicare un disagio al proprio padrone che, stanco di sentirlo abbaiare e stanco dei lamenti del vicino, ha portato il povero quadrupede in canile per risolvere il problema o, peggio, lo ha fatto operare per modificare le sue corde vocali?!(per fortuna oggi questa pratica barbara è diventata illegale). Anche in questo caso, se vogliamo rispettare l’animale e convivere con lui nel ‘nostro’ mondo, è fondamentale conoscere i meccanismi che portano un cane a comunicare vocalmente.

Nel momento in cui un cane abbaia, ringhia o ulula sta emettendo un messaggio. Ci sono alcuni tipi di abbaio che, se necessario, si possono estinguere (chiaramente prima dobbiamo capire perché il cane abbaia!); ci sono invece due tipi di abbaio sui quali non bisogna mai intervenire, altrimenti influiremmo negativamente sul carattere del cane:

- l’abbaio da eccitazione: non possiamo pretendere che il nostro cane sia apatico e/o che non abbia una valvola di sfogo dello stress, che accumula quando si agita; sarà invece nostro compito cambiare le condizioni ambientali e portare il cane in una situazione più tranquilla;

- l’abbaio da paura: come per lo stress, anche la paura deve trovare una valvola di sfogo (proprio come quando noi urliamo per lo spavento)e siamo noi che dobbiamo far sentire il cane al sicuro o allontanarlo dalla fonte di paura.

Anche il ringhio non è mai da punire, cioè da estinguere, perché eliminando il ringhio non eliminiamo anche l’aggressività del cane…anzi, sopprimiamo un segnale molto chiaro che il cane emette proprio perché non vuole arrivare a mordere (comunicare per sopravvivere!). Il cane che ha “imparato” dal proprietario a non ringhiare passerà direttamente al morso, un atteggiamento che può portare a gravi conseguenze sia per gli umani sia per il cane stesso (troppo spesso il cane che morde viene soppresso senza capire il perché del suo gesto).